24 Ott 2018

Annata 2018: l'espressione massima del raboso

È stato il primo vino esportato in Oriente dalla Serenissima, è il più antico autoctono del Veneto occidentale, nominato anche da Plinio nella sua Naturalis Historia. Nel 2018 il Raboso, vitigno di lunga data, segnerà una nuova tappa nella sua linea del tempo. Quella che si sta vendemmiando in questi giorni si presenta infatti come una delle annate più promettenti, merito delle temperature medio-alte, di precipitazioni mai abbondanti e regolari e una buona escursione termica tra giorno e notte, elementi che   si sono protratti fino ad oltre la metà di ottobre.

I grappoli di Raboso hanno potuto così registrare una perfetta maturazione che ha contribuito a dare struttura e longevità a questo inconfondibile vino. 

La vendemmia, anche quest’anno, è avvenuta in due fasi: una prima raccolta anticipata destinata all’appassimento e una seconda per l’affinamento prolungato in botte grande di rovere. 

Prima fase: dopo una prima distinzione qualitativa in pianta, i grappoli sono stati selezionati e raccolti a mano e adagiati sui graticci per l’appassimento. In condizioni di temperatura e umidità controllate vi rimarranno per almeno 90 giorni. 

Il processo di appassimento delle uve Raboso è una tradizione antica che permette di concentrare la complessità gustativa e aromatica del vitigno, senza snaturare la sua personalità (il termine Raboso deriva dalla parola rabbioso ovvero furioso).

Nelle prossime settimane si procederà con la seconda fase: la raccolta delle uve rimaste in pianta che verranno vinificate con una lunga macerazione. Il vino derivante da questa vendemmia tardiva affinerà in botte grande dai 24 ai 36 mesi.  

Un vino tra storia e leggenda

Il Sangue del Diavolo Raboso del Piave Doc e il Notti di Luna Piena Raboso del Piave Docg Malanotte sono un tributo alla leggenda secondo cui, nelle notti di luna piena, il diavolo scende su Rai poggiando un piede sulla torre e l’altro sul campanile.