Storia e tradizione

Immersa nella pianura e circondata dai vitigni sorge la cantina Ca’ di Rajo, rigorosamente atta alla produzione di grandi vini e spumanti. La cantina, costruita in stile moderno, rispettando l’architettura tipica della zona del Piave, è dotata di moderne attrezzature per la vinificazione.
Ca’ di Rajo sempre più si identifica nello sviluppo e produzione dei vitigni Autoctoni presenti nella provincia di Treviso, tra questi si annovera il Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg che trova dimora tra le dolci colline, territorio dove le tradizioni secolari e un presente ricco di innovazioni si intrecciano creando un fascino che cattura i suoi ospiti in ogni stagione, e a cui si aggiunge quell’armonia di colori, profumi e sapori che la rendono indimenticabile.

Simone Cecchetto Simone Cecchetto

Cresciuto e forgiato degli insegnamenti del nonno Marino e del padre Bortolo, è il volto giovane che oggi la cantina presenta. Una nuova visione ed un nuovo abito hanno conferito freschezza e vivacità ad una realtà che sempre è stata al passo con i tempi.

Sandra De Giusti Sandra De Giusti

Moglie di Bortolo, madre di Simone, è la direttrice dell'orchestra. Sempre vigile e sempre attenta che ogni procedura venga rispettata secondo le giuste modalità. Coordina sapientemente i componenti del motore aziendale e ne verifica la continua efficienza.

Marino Cecchetto Marino Cecchetto

Figura portante dell'Azienda, padre fondatore di un'idea più che di un'attività. Con la sua esperienza e tenacia ha saputo infondere alle sue intuizioni un carattere unico e da sempre apprezzato. Oggi è fiero testimone dell'evoluzione dei suoi insegnamenti.

La produzione dell'azienda Ca' di Rajo

Fiore all’occhiello della produzione dell’azienda Ca’ di Rajo è il Raboso Piave, cavallo di razza difficile da domare, vino unico e tra i più tipici della DOC PIAVE che dal 2012 si forgia della nuova DOCG Malanotte del Piave.
Il Raboso Piave è un vino quasi estremo e forse per questo lasciato in disparte, perché intimorisce per la sua natura forte e rabbiosa.
Altro vitigno autoctono è il Manzoni Bianco 6.0.13, che trova nel bacino del Piave un terreno adatto per il suo sviluppo, proprio come lo voleva colui che lo ideò: il Prof. Luigi Manzoni, ricercatore e luminare per oltre 60 anni alla Scuola Enologia di Conegliano.
Nei fertili terreni dell’azienda Ca’ di Rajo si producono inoltre Pinot Grigio, Chardonnay, Traminer, Sauvignon Blanc, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot.

Storia di un territorio

La Chiesetta del Carmine con adiacente Casa Convento e la Torre di Rai sono simboli di grande interesse storico ed artistico, importanti per la storia di Rai e della campagna trevigiana che si estende da Conegliano a Oderzo, territorio su cui sorge l’azienda Ca’ di Rajo.
La Chiesa e il Convento erano parte di un complesso claustrale di padri carmelitani e  vennero costruiti per volontà di Rambaldo XII, conte di Collalto, nel XIV secolo.
Gli edifici erano parte integrante del cortile di un grande castello, andato distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale e di cui rimangono solamente i resti del muro della torre centrale.
La chiesetta del Carmine invece si è conservata in buono stato, pur subendo diverse inondazioni nel corso dei secoli.
Una singolare incisione presente sullo spigolo interno del portone testimonia proprio uno di questi episodi con l’acqua del fiume Piave che, nel 1567, giunse addirittura all’altezza di 1,50 metri. E’ ben conservata anche una parte del cortile interno dal quale si possono ammirare qualche pittura murale ed una meridiana, addossate alle pareti della chiesa; dal cortile ben appare anche il campanile, che era originariamente una torre di vedetta.

I resti della torre di Rai svettano sulla cima di una collinetta a breve distanza dalla Chiesa: il rudere, circondato da alberi centenari e campi coltivati, è immerso in una cornice bucolica che lo rende unico nel suo genere.
La torre di Rai fu costruita per motivi strategico-militari nel X secolo su fondazioni romane e ha subito le maggiori devastazioni in epoca relativamente recente: una prima volta nel 1918 durante la ritirata Austriaca e una seconda nel 1925 a causa di un fulmine.
Queste strutture sono parte integrante dell’azienda Ca’ di Rajo e sono sempre visitabili con percorsi guidati.
 

I resti della torre di Rai svettano a breve distanza dalla chiesa, su una collinetta, immersa tra alberi centenari e circondata da campi coltivati, in una cornice che la rende unica nel suo genere. Fu costruita per motivi strategico-militari nel X secolo su fondazioni romane ed è in epoca relativamente recente che la torre dovette subire le maggiori devastazioni: una prima volta nel 1918 durante la ritirata Austriaca e una seconda nel 1925 a causa di un fulmine.
Queste strutture sono sempre visitabili con percorsi guidati.